La scrivania di Cedro
Alcuni materiali attendono il momento giusto.
Quando mi è stata commissionata una scrivania per uno studio olistico, non riuscivo a immaginare un semplice mobile acquistato e posizionato in una stanza. In un luogo dove ogni giorno si ascoltano persone, si praticano trattamenti e si muovono energie sottili, sentivo il bisogno di creare qualcosa che avesse una propria presenza.
Qualcosa che fosse vivo.
Tra i diversi pezzi di legno che custodisco da anni, il pensiero tornò a un vecchio tronco di cedro. O forse fu lui a richiamare me.
Faceva parte di un esemplare ultracentenario che cresceva all’interno del Castello di Valperga, in provincia di Torino. Nel 2007 fui coinvolto nel suo abbattimento dopo che un fulmine lo aveva colpito, compromettendone la stabilità.
In quel momento sembrava che la sua storia fosse giunta al termine.
Eppure, col passare degli anni, ho iniziato a vedere quell’evento in modo diverso. Quello che appariva come la fine della vita dell’albero era forse soltanto la conclusione di una forma di esistenza e l’inizio di un’altra. Una trasformazione silenziosa che avrebbe richiesto tempo prima di rivelarsi.
Da allora alcuni frammenti di quell’albero sono rimasti con me.
Per quasi vent’anni hanno vissuto all’aperto, attraversando stagioni, piogge, sole e neve. Il tempo aveva consumato la parte più esterna del tronco, ormai morbida e in avanzato stato di decomposizione. Ma all’interno custodiva ancora tutta la sua forza.
Venature meravigliose.
Profumo intenso.
Memoria.
Tra i vari pezzi ne ho scelto uno. O lui ha scelto me.
L’idea era semplice e ambiziosa allo stesso tempo: ricavare una scrivania da un unico pezzo di legno, mantenendo i bordi naturali e accompagnando le forme create dall’albero durante la sua crescita. Volevo che una delle estremità scendesse dolcemente verso terra, diventando parte del sostegno stesso, senza forzature, come se la forma fosse già presente e aspettasse soltanto di essere liberata.
Ho iniziato con la motosega.
Durante lo sgrossamento, tra tagli e trucioli, le linee della futura scrivania hanno cominciato a mostrarsi. Non era una progettazione precisa su carta. Era più una scoperta.
Strato dopo strato, il legno raccontava ciò che desiderava diventare.
Poi è arrivato il momento della piallatura e della levigatura.
La superficie superiore.
Quella inferiore.
I lati.
Ogni passaggio rivelava dettagli che per anni erano rimasti nascosti. Le venature emergevano come mappe antiche, e mentre la carta abrasiva scorreva sulla superficie sentivo qualcosa di difficile da descrivere.
Era come assistere a una rinascita.
Quel cedro, rimasto per anni esposto alle intemperie, tornava a mostrare la sua bellezza. Sotto le mie mani il legno riprendeva vita.
In quei momenti mi rendo conto che non sto semplicemente lavorando una materia. Sto entrando in relazione con la sua storia, con il suo carattere e con ciò che custodisce. È una parte fondamentale di RadiAnima: mettere attenzione, presenza e intenzione in ogni gesto, affinché ogni creazione possa portare con sé non solo la bellezza del materiale, ma anche l’energia con cui è stata realizzata.
Alla fine è emersa una tavola unica, quasi dieci centimetri di spessore, scolpita dal tempo prima ancora che dai miei strumenti.
A quel punto è iniziata una nuova sfida: i supporti.
La forma della scrivania richiedeva sostegni asimmetrici. Da un lato il piano scende quasi fino a terra, mentre dall’altro rimane sospeso.
Da sempre amo lavorare il ferro.
Inizialmente avevo immaginato soluzioni diverse, ma più osservavo il progetto, più sentivo che la strada da seguire era un’altra. Così ho continuato a cercare, a osservare, a lasciare che fosse la creazione stessa a suggerirmi la direzione.
La risposta è arrivata sotto forma di geometria.
Ho immaginato due triangoli contrapposti che si incontrano generando al centro un rombo. Una figura semplice ma potente, capace di evocare equilibrio, stabilità e armonia. Per uno spazio dedicato al benessere e all’energia, mi è sembrata la scelta più naturale.
Per il secondo sostegno, invece, ho scelto una forma più essenziale. Non per mancanza di idee, ma per rispetto verso il vero protagonista dell’opera. A volte la semplicità è il modo migliore per lasciare spazio a ciò che ha già molto da raccontare.
Quando la struttura ha finalmente trovato il proprio equilibrio, mancava ancora un ultimo elemento.
L’identità.
In accordo con il committente, abbiamo deciso di personalizzare la scrivania attraverso la pirografia. Non un’incisione in rilievo, che avrebbe interrotto la continuità delle superfici e delle forme, ma un segno delicato impresso direttamente nel legno.
Sul lato della scrivania prenderanno così posto il simbolo e il nome dello studio olistico a cui è destinata.
Non come una semplice firma.
Ma come parte integrante della sua storia.
Perché questa non è una scrivania pensata per un luogo qualsiasi. È stata concepita per uno spazio preciso, per accompagnare un determinato lavoro, per inserirsi in un ambiente con una propria identità e una propria energia.
Più il progetto prende forma, più sento che questo cedro sta completando il proprio viaggio.
Il fulmine che sembrava averne decretato la fine ha invece aperto la strada a una nuova esistenza. Non più come albero radicato alla terra, ma come presenza viva all’interno di uno spazio dedicato all’ascolto, al benessere e all’equilibrio.
Mi piace pensare che la memoria custodita nei suoi anelli, cresciuti uno dopo l’altro nel corso di oltre un secolo, unita all’energia e all’intenzione che accompagno nel processo creativo, continui a raccontare qualcosa anche nella sua nuova forma. Ogni anello è una stagione vissuta, una traccia del tempo, un frammento della storia di questo cedro che oggi trova una nuova espressione.
E che possa contribuire, in modo discreto ma profondo, all’armonia dell’ambiente che lo accoglierà.
In fondo, questo è il significato di RadiAnima.
Non creare semplicemente oggetti.
Ma dare nuova vita a materiali che custodiscono una storia, trasformandoli in pezzi unici, pensati per trasmettere emozioni, sensazioni e presenza.
Oggetti che non occupano soltanto uno spazio.
Ma diventano parte dell’anima del luogo che li accoglie.