Non diventare altro da te
C’è una domanda che mi faccio quando appoggio le mani su un vecchio tronco.
Che cosa ha imparato questo albero, vivendo così a lungo?
Per oltre un secolo è rimasto nello stesso luogo.
Ha visto il sole sorgere migliaia di volte.
Ha attraversato inverni gelidi e estati roventi.
Ha affrontato vento, neve, siccità e temporali.
Non ha mai scelto ciò che gli sarebbe accaduto.
Non poteva scappare dalla tempesta.
Non poteva evitare il gelo.
Non poteva chiedere una primavera più mite o un’estate meno arida.
Eppure…
Ha continuato a crescere.
Noi esseri umani, invece, spesso rimandiamo la nostra vita.
Aspettiamo il momento giusto.
Quando avrò più tempo.
Quando avrò più soldi.
Quando sarò più tranquillo.
Quando le cose si sistemeranno.
Viviamo come se la felicità fosse sempre un po’ più avanti.
L’albero no.
Lui non aspetta la pioggia perfetta.
Quando piove, beve.
Quando c’è il sole, cresce.
Quando arriva il gelo, rallenta.
Quando il vento lo piega, rafforza le radici.
Risponde semplicemente a ciò che la vita gli porta.
Mai prima.
Mai dopo.
Esattamente in quel momento.
Forse è questo uno dei suoi insegnamenti più grandi.
Non essere altro da sé.
Noi passiamo una vita cercando di diventare qualcuno.
L’albero passa una vita semplicemente ad essere un albero.
E in questo essere pienamente se stesso diventa immenso.
Con il tempo ho capito che ogni anello del suo tronco è molto più di un anno trascorso.
È una scelta silenziosa.
Una risposta.
Ogni anello dice:
“È successo questo… e io ho continuato a crescere.”
Anche le ferite raccontano la stessa storia.
Noi cerchiamo di nasconderle.
L’albero le incorpora.
Le rende parte della propria forma.
Non cresce nonostante le ferite.
Cresce anche grazie ad esse.
Le cicatrici non cancellano la sua identità.
La costruiscono.
Forse vale anche per noi.
Forse le esperienze più difficili non sono quelle che ci hanno tolto qualcosa.
Sono quelle che hanno dato una forma diversa alla persona che siamo diventati.
Un vecchio albero non possiede la saggezza perché ha letto molti libri.
La possiede perché è rimasto presente.
Giorno dopo giorno.
Anno dopo anno.
Ha accolto ogni stagione senza pretendere che fosse diversa.
Ha imparato che tutto passa.
Il freddo.
Il caldo.
La pioggia.
La siccità.
Perfino il fulmine.
E allora mi domando…
Se un albero può attraversare un secolo senza smettere di essere sé stesso, quante energie sprechiamo noi cercando di controllare ciò che non possiamo controllare?
Forse dovremmo imparare a vivere un po’ di più come fanno gli alberi.
Mettere radici in ciò che conta davvero.
Accogliere ciò che arriva.
Lasciare andare ciò che passa.
E continuare a crescere.
Non quando arriverà il momento giusto.
Ma oggi.
Perché la vita, proprio come una foresta, non aspetta che tutto sia perfetto.
Continua semplicemente a scorrere.
E forse la vera saggezza non consiste nell’evitare le tempeste.
Consiste nel lasciare che ogni tempesta ci insegni qualcosa, senza permetterle di impedirci di crescere.
La prossima volta che ti fermerai davanti a un albero secolare, prova a guardarlo in silenzio.
Non chiederti quanti anni abbia.
Chiediti invece quante tempeste ha attraversato.
Poi guarda dentro di te.
Forse scoprirai che anche le tue radici sono molto più profonde di quanto hai sempre creduto.
Gli alberi non insegnano a crescere. Ci ricordano come farlo senza smettere di essere noi stessi.