L’origine inconsapevole di RadiAnima

Ci sono inizi che scegliamo.

E poi ci sono inizi che riconosciamo soltanto dopo.

Quando iniziai a lavorare questa radice non esisteva ancora, dentro di me, tutto ciò che oggi chiamo RadiAnima.

Non mi chiesi quale storia portasse con sé.
Non cercai un significato nella sua forma.
Non mi domandai che cosa volesse diventare.

La lavorai.

Forse ancora legato a quel modo di vivere che ci è stato insegnato: fare, produrre, andare avanti. Senza fermarsi troppo ad ascoltare.

Eppure, oggi, guardandola, mi accorgo che qualcosa era già cominciato.

Fu la prima radice che scelsi di trasformare in luce.

Inserii nella sua cavità il quarzo ialino, lasciando che la luce potesse attraversarlo e cambiare colore, adattandosi all’energia e all’atmosfera del momento.

Allora non cercavo simboli.

Ma oggi la sua forma mi appare chiaramente.

Una fiamma.

Una fiamma che nasce dalla terra e si innalza.

E forse è proprio questo che quella radice stava raccontando, mentre io ancora non ero capace di ascoltarla.

Stavo attraversando un cambiamento.

Una parte della mia vita si stava lentamente consumando, mentre qualcosa di nuovo cercava spazio per nascere.

Non conoscevo ancora la strada.
Non sapevo dove mi avrebbe portato.
Non avevo ancora dato un nome a ciò che sentivo.

Ma avevo iniziato.

Con le mani.

Prima ancora che con la mente.

Oggi considero questa creazione l’origine inconsapevole di RadiAnima.

Non perché sia stata progettata per esserlo.

Ma proprio perché non lo è stata.

È arrivata prima delle parole.
Prima del progetto.
Prima della consapevolezza.

Forse alcuni inizi sono così.

Accadono in silenzio.

E soltanto molto tempo dopo, voltandoci indietro, ci accorgiamo che quella piccola luce che avevamo acceso senza sapere perché…

era già la nostra nuova strada.

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